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FOTTI IL FUMETTO

 

 

 

 

 

cazzate a parte,questo è il lavoro più bello del mondo. no,non è vero,è uno dei più frustranti.
Se uno è lunatico,tipo il sottoscritto,entrambe le cose convivono.
Convivono perchè è bello lavorare a casa tua, in mutande, alle 5 di notte, mentre ascolti la tua musica, bella o brutta che sia, mentre cazzeggi o inviti gente o la mandi via.
puoi fare tutto quello che vuoi,purchè il giorno della consegna tu sia presente, fiero e tronfio con le tue tavole,le più belle del mondo.
il lato brutto?non poter creare quello che vuoi.
Il mio concetto personale di Arte è: ogni cosa o esperienza che, una volta vissuta,mi fa tornare a casa diverso da prima. Qualcosa, dunque, che mi fornisca un’ emozione ”inedita”.
Con questo presupposto è chiaro che dal mio punto di vista il fumetto non possa quasi mai essere arte.
Perchè il fumetto deve vendere,e dunque è importante essere ruffiani con i lettori, propinando loro idee sempre simili, con qualche salsina nuova ogni tanto per dare l’illusione che si stia al passo coi tempi.
Avete notato che nei media il fumetto è sempre l’ultima ruota del carro culturale?ogni argomento nuovo viene passato in internet, in tv,nella musica,nella moda, nelle arti, e dopo essere stato filtrato e digerito,e pure vomitato per la stanchezza che ormai ha suscitato, eccolo giungere finalmente nel fumetto. yeah!
le idee scarseggiano, ma in fondo, chi le vuole?
gli autori stessi (ci includo sceneggiatori,disegnatori,persino coloristi, e io ovviamente,così non cominciate a mandare commenti tipo “minchia è arrivato il genio incompreso”,magari..ne ho fatte di cappellate..) hanno la sindrome da emulazione, o da scarsa personalità. seguire a testa bassa il vincente ,copiarne ogni mossa e trovare lavoro grazie al fatto di essere uguali a LUI e costare (ovviamente) di meno.
si,ok,però questo è l’inizio dell’appiattimento, perchè se è vero che l’editore non è quasi mai coraggioso o economicamente preparato al rischio,è altrettanto vero che ben pochi autori hanno il coraggio di guardarsi intorno e cercare qualcosa che vada oltre i soliti riferimenti.
perfino nella fascia alta ,quella più intellettuale,la cifra stilistica è sempre noiosamente simile a se stessa, occorre aderire a un determinato segno,scrivere di determinati argomenti, per appartenere al branco giusto.

e allora via alle facce con occhioni ipertiroidei (parliamo di manga),al ricalcare le foto (parliamo di mercato americano) a visi deformati e naif,e discorsi autobiografici, tristi e nichilisti (parliamo della fascia intellettuale). se parliamo del fumetto italico ben venga lo stile da fan dei film e telefilm. (lo so, sto generalizzando,è solo per fare degli esempi).
Ma questo succede in ogni campo creativo, direte voi. ok, ok, avete ragione,maledetti arrogantelli,però nel fumetto la varietà è talmente ristretta che ormai possiamo leggere solo tre o quattro tipi di fumetto,quasi sempre simili tra loro, e autoinflazionati.
perchè non c’è mai ricerca che vada oltre il genere.
forse una maggiore elasticità mentale,e una maggiore voglia di incuriosirsi,di mescolare le carte,di sporcarci le mani e di metterci seriamente in discussione, farebbe un gran bene al nostro bel fumetto.

chiaramente,sperando che il lettore sia persona intelligente,curiosa e aperta a nuove esperienze…

….cazzo…

 

 

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31 Comments For This Post

  1. Leonardo Says:

    “chiaramente,sperando che il lettore sia persona intelligente,curiosa e aperta a nuove esperienze…”

    Già Alberto, hai sottolineato infatti una delle componenti chiave del mercato. Che ruolo ha il lettore in tutto ciò? E’ davvero l’ago della bilancia? Sono domande che secondo me non avranno mai una risposta definitiva o completamente sincera. In questi dieci anni da lettore ne ho viste di cose e ho potuto confrontarmi anche con numerosi altri lettori. Devo dire che in verità ne ho trovati pochissimi come me, aperti a tutto e al nuovo, o con una voglia indipendente di leggere. Ho notato che molti sono spinti alla lettura dei fumetti dal mercato delle tendenze , vedi ad esempio il fenomeno de “L’invasione dei manga” o i fedelissimi bonelliani, o quelli che leggono solo supereroi ,spesso e volentieri schierandosi pro marvel o pro dc e definendo spazzatura tutto il resto. La realtà che mi pare di scorgere è che il lettore odierno è sempre meno spronato alla scoperta del nuovo, a meno che questo sia una cosa del tutto commerciale. E questo va a scapito di prodotti notevolissimi, come possono essere le proposte de EDIZIONI BD, o EURA, o FREEBOOKS, o SALDAPRESS, o ANTANI etc etc. Secondo me manca quell’elemento che si definirebbe una vera e propria educazione alla lettura. Sarà perchè in Italia solo ultimamente il fumetto si sta togliendo l’etichetta “roba per bambini”, sarà perchè il marketing è molto potente, ma manca davvero la volontà in molti lettori di esplorare tutto ciò che non è saldo, tutto ciò che non è tendenza, tutto ciò che non è Marca.
    Volevo solo dire la mia a proposito, non dar contro al fenomeno globale di iperacquisto dei fumetti che sta risollevando il mercato.

  2. joel Says:

    tre anni fa ho fatto una tesina di quaranta pagine sul fumetto trattavo tre argomenti:
    storia del fumetto, la mia storia del fumetto ovvero il rapporto tra me e questo medium e infine la promozione del fumetto a forma d’arte riconosciuta. Il mio lavoro in quel caso e in quella determinata cirostanza è piaciuto, a rileggerlo oggi è un po’ ingenuotto. comunque in quel caso anch’io davo una mia definizione di Arte e da qule giorno ne ho sentite molte altre specialmente a scuola la tua è interessante e si accomuna con sensazioni che sento dopo aver fatto un viaggio o una 24ore del fumetto. Mi sono fermato li non perchè il resto del discorso fosse poco interessante, anzi, come non potrei essere d’accordo, l’anno scorso ci ho messo un po’ a digerire le catalogazioni in generi che diego (cajelli) cercava di farci passare a lezione. trovo molto interessante il discorso soprattutto quando parli delle ripetizioni basate sulla sicurezza, io continuo a caderci, forse più per un discorso di stile e di mancanya di comprensione di alcune cose.
    comunque aspettati che irrompa in aula durante una tua lezione, (mentre Maurizio è distratto) per portare avanti il discorso.
    ciao

  3. grezzodeluxe Says:

    caro Joel,
    Maestro Diego ha fatto bene ha insistere sulle catalogazioni,perchè se vuoi fare questo lavoro è fondamentale conoscere il fumetto in tutti i suoi aspetti,osservare le differenze e capirne le motivazioni. è il modo migliore per poterle gestire e decidere se prenderne le distanze o meno. In ogni caso riprenderemo il discorso, che si allaccia in parte a quello sollevato da Leonardo: a volte la poca voglia di mettersi in discussione fa si che il lettore si comporti coi fumetti come fa nella vita, cercando sempre le stesse conferme in modo da non rischiare. un concetto un pò palloso e di scarsa crescita,ma a ognuno il suo.
    a presto ragazzi,è ora di letture in bagno:)

  4. Giovanni Antigas Says:

    la visione, forse realistica, forse no, del mondo del fumetto in questo senso mi sembra un po’ pessimistica.
    certo mi ricorda molto il mondo del cinema (cavolo, siamo in periodo di cinepanettone, quest’anno addirittura 3; boldi, de sica e bonolis) dove l’assenza di voglia di fare ricerca porta in italia a cose assurde quali: i best film dell’anno (quelli che nel mondo civile arrivano intorno a natale) da noi arrivano a gennaio. perchè? per non fare concorrenza al cinepanettone? per spalmare l’offerta nel tempo e dare modo allo spettatore di vederli tutti? mistero.

    comunque coll’occhio dello storico vi vorrei far notare una cosa.
    non penso che quello che dice alberto, e i commenti siamo roba nuova, non penso che 10 anni fa la si pensasse diversamente, ma negli anni ‘90 sono usciti autori come mcfarlan, moore o gaiman che hanno reinventato la fantascienza (ritengo che dopo blade runner, l’unico film di fantascienza uscito al cinema sia stato constantine, e mi aspetto pioggia di critiche), ci sono stati autori transgenere come ashley wood, l’esperienza dello shok in italia, la saga di sin city dall’inizio degli anni 90. cioè nel piattume qualcosa è uscito, anche al grande pubblico. ovvio che se si pensa al fumetto viene in mente topolino-uomoragno-batman-superman, ma sappiamo non essere solo questo. anche gli autori di manga, hanno tirato fuorio cose superbe, penso a evangelion o cowboy bebop, metropolis, ghost in the shell, Miyazaki è un autore riconosciuto a livello internazionale. voi direte “hai citato solo animazione e non fumetto giapponese”, certo, ma vorrei ricordare che fumetto e animazione vanno di pari passo.
    quindi, dal vuoto, tra qualche anno si tirerà furoi qualcosa.
    PS. alberto, dimmi quando posso passare da te per il libro sul palazzone di honk kong, che la mia tesi è agli sgoccioli coi tempi

  5. grezzodeluxe Says:

    Giovanni. hai in parte frainteso,nel senso che ovviamente riconosco nel fumetto episodi di rinnovamento,che però giungono solo in momenti di crisi del fumetto.citi Mc Farlane,che si è espresso ,insieme a Miller e altri,in un momento di profonda crisi per il mercato americano. intelligentemente il mercato ha aperto a nuove idee al fine di rilanciare le vendite,e questo ha dato i suoi frutti.poi di nuovo la morte creativa,perchè di fatto tutti hanno cominciato a disegnare come Mc Farlane,Jim Lee e a scrivere come Miller, senza averne lo stesso talento.
    non metto in dubbio che questo avvenga in ogni campo,(il cinema per esempio) però nel fumetto è ancora più dura tentare nuove s trade,perchè prima occorre superare il pregiudizio che sia solo un fenomeno per ragazzi,con le conseguenti censure.
    quanto al cinema di fantascienza post blade runner nell’assoluto sono d’accordo,però ci sono state rivisitazioni coraggiose,penso a dark city (per esempio) che ha dato nuovi spunti. in fondo Metropolis è molto più avanti di blade runner e aveva gia espresso lo stesso senso del meraviglioso ..
    il libro…devo trovarlo!

  6. Giovanni SHOKSTUDIO Says:

    avevo scritto un pippone politically scorrect..
    ma lo cancellato per non urtare i sensibili fan e collaboratori.
    Ti prego…disegna solo fumetti fighi, perche’ da domani divento tour manager x notissima agenzia di showbiz, e (se tutto vabbene) non avro’ piu modo di tener docchio questo pazzo pazzo comicworld, leggero solo i fumetti gratuiti che usualmente distribuisci ad amici e parenti (a proposito mi serve un’altra copia di alias “raccolta” per pareggiare il tavolo della sala) Le mie mansioni saranno occuparmi degli artisti,del cachet(?) e rompere i coglioni allo staff locale.
    Come sai …spappolare gli attributi genitali degli altri mi riesce meglio che disegnare ..
    quindi, visto che mi danno anche moolti piu soldi
    mi ci dedichero’ a tempo pieno
    Una risata ci salvera’….non due polizziotti vestiti come Malgioglio.
    Parto a gennaio con tour da panico.
    fatti vedere prima che faccia troppi soldi, senno’ poi non ti saluto…(nel senso che se ti incontro non ti saluto).
    p.s.
    ero partito con sto commento per dirti che non ho contattato il ninja (ma ero senza telefono)
    e visto l’evolversi degli eventi sto pensando
    a qualcosa che non scrivo qui ma di cui ti ho parlato una volta dopo il 75mo montenegro .

    peace man.

  7. Giovanni SHOKSTUDIO Says:

    Scusate ! mi mangio accenti virgole “H” ecc.
    daltronde il fumetto e’ un medium e io sono l’ultimo fan di “Famoso Jole”.

  8. Tanis Says:

    Il colpevole è il maggiordomo, anzi no, il colpevole è il mercato di patate.
    Partiamo dal principio, ovvero dal pezzo grosso: l’editore.
    L’editore che per definizione è una creatura tirchia e pusillanime, non rischia, e come se non bastasse, punta spesso su parametri di valutazione discutibili nel varare staff e progetti.
    Questi parametri personali possono essere la semplice “logica delle patate”: oggi vanno le patate e noi ci buttiamo a fare le patate, domani vanno i carciofi e noi ci buttiamo a fare i carciofi e così via.
    Per la valutazione dello staff poi l’operatore ortofrutticolo è ancora più eccentrico: quello disegna come le patate che adesso vanno tanto di moda, oppure disegna come le cipolle che sembrano promettere bene e via mangiando.
    Sulla scelta dello scrittore invece, arriviamo a criteri che definirei lombrosiani: “quello ha il look stravagante artistico da artista, ha scritto testi artistici musicali, ha insegnato danza e ha fatto l’attore quindi mi sembra uno scrittore artistico. Il tutto ovviamente senza leggere una sola riga messa in croce del suddetto individuo artistico. Leggere fa male alla vista e poi perché leggere? Meglio un soggetto recitato dopo cena, magari con accompagnamento musicale o danze tribali.
    Fortunatamente ci sono anche i fumettari bravi, ma quelli ci arrivano per sbaglio, per sbattimenti infiniti che rasentano il masochismo estremo o per pura fortuna. Aspettare l’editore illuminato è un fenomeno che rasenta il moto perpetuo.
    Ma passiamo agli artisti. Gli artisti, quelli bravi, sono una benedizione del cielo, ma hanno un piccolo punto debole: hanno fame. Gli artisti che devono mangiare, non hanno il tempo o la voglia per mettersi in discussione, o per rischiare le proprie energie in progetti mal retribuiti. E come dargli torto? Fare fumetti non significa mica dedicarsi al martirio. Del resto tra la rata del mutuo e un progetto entusiasmante c’è poco da scegliere. La rata del mutuo ha un potere sovrano che annienta tutte le ambizioni di questo mondo. E poi disegnare con le stigmate deve essere una gran rottura di scatole. Il sangue cola sulle tavole e poi bisogna bianchettare in continuazione.
    Alla fine, ma solo alla fine di questa piramide, c’è il lettore comune, che spesso è uno sfigato squattrinato e poco informato.
    Costui non ha la possibilità di scegliere tra prodotti diversi nel suo mercato di riferimento (che è quello rionale). E quindi può incidere poco, perché quando entra in gioco lui la partita è già chiusa. Faccio la rivoluzione spendendo i miei pochi euro comprando il solito manga, il solito supereroe o il solito detective? Questo se parliamo di massa ovvero di molte migliaia di lettori. Se poi entriamo nel micromondo dei volumi esclusivi, il discorso cambia ma non incide sui numeri che contano.
    Infine, l’aspetto divertente di questa storia è che il circolo vizioso si autoalimenta: l’editore si dedica alle patate, l’artista sottopagato sopravvive con un piatto di pasta e patate, e il lettore finale viene educato a leggere solo le patate. Ok, ho usato un tono scherzoso ma avete capito più o meno come la penso. Adesso vado, questa storia mi ha fatto venire un certo languorino…

    T

  9. maic Says:

    albè… non deprimermi pure tu…
    porcammerda…
    giovedì (o venerdì) in ufficio da me c’è “la giornata dei bambini” vuoi vestirti da marinaretto e venire? ti spacci per mio nipote, passiamo una bella giornata poi io mi squarcio le budella e tu mi tagli la testa.
    yo!

  10. grezzodeluxe Says:

    nessun messaggio deprimente pucci,solo qualche considerazione,poi si torna a costruire un mondo migliore, oppure si va a mangiare ,come dice tanis-il-cuoco.

    peraltro, non avevamo gia fatto l’anno scorso la scena splatter?è tornato a posto il braccio destro?pareva non ci fosse nulla da fare..

  11. Killer Panda Says:

    Volevo parlare del mio punto di vista da ‘lettore curioso ma squattinato’ ma ha già detto tutto Tanis…io sto risolvendo il mio problema non appassionandomi a nessuna serie(compro regolarmente solo RatMan)…secondo me oltre al discorso mercato-editori c’è anche un problema di informazione: chi va da 10anni in edicola a comprare i bonelliani e non è mai entrato in una fumetteria non SOSPETTA nemmeno dell’esistenza di tutto il resto…tra l’altro: prima di assistere alla prima 24hic non ero a conoscenza di un sacco di bravissimi autori italiani(tra cui Ponty & Rosenz )

  12. Killer Panda Says:

    P.s. E’ troppo bello il conigliozzo!!Mi piacerebbe che spaccasse il culo a Pandoz(o viceversa)

  13. giorgio p. Says:

    Interessante che tu abbia citato anche gli altri campi creativi…basta dare un’occhiata alla musica e a musicisti e produttori per notare lo stesso senso di frustrazione creativa per quanto, in realtà, la volatilità della musica (verba volant, scripta manent…sono colto eh!) spinga i musicisti a pubblicare nuovi pezzi, anche azzardati, senza scopo di lucro e con intento esplorativo (ma, se da un lato questa gente con questi pezzi non ci campa almeno dall’altro è felice!).
    Tuttavia un’occhiata al genere pop rivela lo stesso tipo di apatia artistica dettata da necessità economiche e manageriali…

    …buona notte a tutti!

  14. squaz Says:

    Ma infatti.
    Secondo me le “opere” veramente interessanti e originali arrivano un po’ per sbaglio. E probabilmente attirano l’attenzione della maggior parte delle persone per motivi completamente diversi da quelli per cui le sudette “opere” sono state pensate.
    Sul fatto di quello che fa tendenza al momento, invece, non mi preoccuperei più di tanto. Quello che vale, vale. E rimane nel tempo a prescindere. La fuffa, quella si dimentica presto.
    Saludos

  15. oscar Says:

    Io ogni volta che poso la matita sul foglio penso che vorrei disegnare qualcosa di nuovo :D Spero di far parte del gruppetto di giovani “innovatori” italiani, credimi Alberto qualcuno c’è che è pronto a buttare qualcosa di nuovo sulle scrivanie degli editori… Dal canto mio posso dire di avere in ballo una collaborazione con uno sceneggiatore sconosciutissimo ma che scrive in modo “insolito” per il fumetto. E se non riesco a rivoluzionare il fumetto italiano e mondiale sappi che è solo colpa tua perchè mi impegni tutto il tempo a colorare le tue tavole ahahahahahahaahahahah :D Mi piace troppo sto blog, specialmente il fatto che ogni volta che apro c’è una tavola random mi intrippa da morire. Ok ok torno a colorare :P

  16. grezzodeluxe Says:

    sicuramente ,come dicevo nel post,questo è un fenomeno che riguarda tutti i campi, ma infatti non voglio crogiolarmi nel vittimismo.
    di sicuro quello del fumetto è un mercato fortemente limitato da poca visibilità e promozione rispetto alla musica o al cinema,dove comunque un’attenzione esiste.
    mancando questa,da parte della stampa,e dunque del pubblico, è molto più difficile che un’opera interessante possa emergere alla (già scarsa) attenzione dell’opinione pubblica.
    penso che cominciare a mescolare fumetto e musica,fumetto e moda, potrebbe essere interessante perchè porterebbe a un pubblico diverso dal solito.qualche idea a proposito?:)

  17. Leonardo Says:

    Beh Alberto ora che lo chiedi un’ideuzza ci sarebbe. Hai presente il film IL DIAVOLO VESTE PRADA (a parer personale un buon film)? Se si partisse da lì per mescolare moda e fumetto? Creare magari due, tre lenti attraverso cui vedere la moda, ovvero come è vissuta da chi ci lavora dentro (come nel film), da chi può permettersi abiti costosi e firmati (magari pigliando un pò in giro questa categoria che vede nei vestiti “l’abito che fa il monaco”) , e da chi con pochi soldi tenta di arrangiarsi e sogna di vestirsi magari con uno degli abiti firmati. Se descritta nel modo giusto ed ambientata in una realtà riscontrabile potrebbe funzionare. Unire invece fumetto e musica è più difficile, ma non impossibile, ricordiamoci il “miracolo” fatto tanti anni fa dal lungometraggio animato disneyano “FANTASIA”, dove alla musica erano abbinate immagini. Un tentativo simile ma diverso direi che è stato fatto nell’ultima grafic novel della serie disneyana BUENA VISTA LAB. Si intitola CENTURY WEST e presenta il Progresso che divora , anche coi suoi suoni, la magia del vecchio west.

    Comunque complimenti per il topic perchè ha suscitato parecchio interesse!!!

  18. carlo bocchio Says:

    questa di cui hai parlato è la vera crisi del fumetto, e non la “crisi” legata alla vendita,che è l’unica di cui si sente lamentare l’editore comune, preoccupato dei dati vendita e non del contenuto di quel che non riesce più a smerciare. Si lamentano anche molti addetti ai lavori:disegnatori,sceneggiatori,ecc.,ma in genere molti di questi non fanno mai un discorso di contenuti,ma di impossibilità di prendersi una poltrona nell’industria della cazzata aperta a nuovi talenti modaioli, industria mortificata dall’assenzo di fan lobotomizzati che hanno premiato il very trash che, per una questione di libertà di espressione ha sostituito e rubato la possibilità di essere visibile alle cose che lasciano il segno.Del resto molti autori si lamentano per il basso contenuto delle serie premiate dalla gente,ma alla fine l’editore deve campare,e mantenere uno status o comprarsi la barchetta(nella migliore delle ipotesi),e quindi il suo lavoro di passione diventa trash.
    E gli autori fanno cose senza dire più nulla per vivere.
    Siete maturati con un mestiere che non vi calza più?
    Se uno fa fumetti per comunicare qualcosa, con passione, è inutile che, per vendere, trasforma questa idea in merda.
    Poi è vero che non è tutto oro quello che luccica,ovvero che essendo ormai possibile pubblicare per tutti i roberto galati del mondo “co du soldi”, il povero lettore deve fare una cernita della madonna, ingannato da questo e quell’altro disegnatore che viene “usato” per dare prestigio all’albo merda di turno, e via discorrendo.
    Ce n’è da dire,ma sono stanco,e nel fumetto non ho mai potuto dire niente delle mille cose che volevo raccontare: il rammarico c’è, e in special modo per aver mancato, nella vita, il sublime piacere di poter dare vita a tanti progetti che solo insieme a gente DOC avrebbero potuto vedere la luce.COse del passato che sono il futuro decente di domani,o l’oggi sopportabile, ma lo erano già 10 anni fa, cose che con Alberto abbiamo partorito, rifiutati da editori blasonati, francesi e americani il cui cervello non è mai aperto quanto il loro culo.

  19. grezzodeluxe Says:

    caro Leo, la tua potrebbe essere un’idea, ma non mi riferivo tanto a storie che parlassero di moda,quanto alla commistione fra vari generi in modo da non essere sempre l’ultima ruota del carro e smettere di attingere a idee provenienti sempre e solamente dal proprio simile.
    è come se si procreasse facendo sesso tra parenti: alla fine vengono fuori solo sgorbi:)

    caro Carlo,il sito è sempre aperto ai tuoi commenti futuri,purtroppo la penso parecchio come te

  20. carlo bocchio Says:

    nel mondo delle insicurezze, le consuetudini della lettura trash, rappresentano quello che rappresenta il bel casco da palombaro secondo il nostro albi ….

  21. Giovanni SHOKSTUDIO Says:

    Da disegnatore di fumetti a Maurizio Costanzo…..il passo e’ davvero breve, e’ ora di tirar fuori la mietitrebbiatricemutoide che ti regalai a natale ‘98.

  22. michele Says:

    Uau! manco un po’ di seguire il sito e mi ritrovo con una discussione interessantissima.
    E’ un po’ che ci penso, io lettore che non ne può più, a ’sta questione.
    Certo io parlo da lettore, ma molte colpe le do al lettore. Faccio un esempio ultimamente vengono pubblicate sempre più riedizioni di vecchi (belli? forse sì forse no) fumetti. Fumetti di cui tutti parlano e che tutti conoscono. Poi giri per la rete e ti accorgi che molte (TROPPE) persone hanno più di una copia di questi fumetti in casa e mi rendo conto che il lettore medio di fumetti è questo: un essere molto simile ad un cerebroleso (senza offesa per i cerebrolesi si intende ;) ). Lettori così si meritano il peggio ed è giusto che lo ottengano. Bisogna esercitare uno dei pochi diritti che il mondo del marketing ci ha lasciato: decidere cosa comprare. Se una cosa non va o ci ripropone sempre le stesse storie molliamola li. Sembra quasi che l’importante non sia leggere cose nuove ed interessanti, ma leggere ed è ancora meglio se leggiamo cose che ci sono già piaciute col risultato (OVVIO) di finire a rileggere sempre le stesse cose. E’ come se visto che mi piace la pizza decido di mangiare solo quella, cambiando solo i condimenti e schifando gli altri cibi. Ma non è una cosa che riguarda solo il fumetto avviene lo stesso nel cinema (è pieno di remake e remake di remake. Cazzo ma perché li si va a vedere certi film).

    Ripeto io parlo da lettore e critico i lettori, ma ne avrei anche per editori e artisti e chissà che non lo dica prima o poi, magari da qualche altra parte. Mi sta stancando la questione della crisi del fumetto, mi sta davvero stancando, perché se il problema esiste (per me esiste, ma ho scientemente usato il “se”) non è detto che lo si voglia risolvere. Ma un problema che non si vuole risolvere è un problema?

  23. michele Says:

    P.S. Dark City era davvero un bel film. Sì Sì Sì

  24. carlo bocchio Says:

    bene, trovo il sig. Giovanni molto sexy, e Michele molto crudo e affascinante(ma già una vekkia konoscenza). Da qui si deduce che io sono (oltre all’ovvio epiteto di categoria) concorde con quanto letto sopra, e che
    questo problema che non è un problema se non fosse che chi vuol dire qualcosa è ridotto a una voce di un acaro nei capelli di demichelis, non esiste perchè non c’è educazione a VEDERE un problema ne a risolverlo.

    L’educazione di questo secolo è basata sul non capire, ed è impartita a dovere dalle maestre che producono alunni che non saranno uomini, incapaci di reagire a tutto per non “scadere di livello”, e pronti a farsi giustizia tramite pezzo di carta e fdo a tempi indeterminati: tanto la collera divora dentro e non più fuori come faceva il vecchio cimmero.

    Questo per cominciare.

    Pulsioni e soddisfazioni sono a cura del virtuale (sessoweb),
    e ogni gadget serve ad annichilire la volontà: microsoddisfazioni inserite ovunque nella giornata tipo sedativo per annichilire e distrarre le percezioni base e andare avanti nonostante la mancanza di vera figa e divertimento puro non inscatolato.
    (nel senso che anche per fare a cazzotti c’è un apposito spazio con delle regole e una preparazione dietetica e un savoir faire).

    La satiraTV, da notizie di merda come fossero cose da ridere, e rende i criminali come politici e maghi dei simpatici burloni, così la gente pensa a ridere invece che ha fare casino: ride e poi si corrode di tumore al cervello e si caga il cuore.
    La gente si tira i lamenti uno addosso all’altro,questo è il massimo della reazione: tirare la merda addosso all’altra merda, ma tra merda che tira merda all’altra merda non vedo nulla di disarmonico: nulla si crea nulla si distrugge,ma si creano solo sfumature di marrone, scuro con più verdura, chiaro con più carne.

    Michele dice giustamente che non è un problema ciò che non si vuole risolvere, e paragona genialmente l’entertainment alla pizza con diversi condimenti rendendo l’idea in maniera sublime.

    Già, un mondo di qualità è fatto da grandi menti, per questo il mondo non è tale e alcune cose sono esclusive, e bisognerebbe uscire dal sogno primordiale di NOI autori di farci tutti amici regalando perle qua e la(ho detto noi con grande presopopea).
    Tra l’altro la mia qualità ha un livello che per un Rubbia ipotetico è merda…Io considero i Dead can Danc eottima musica, ma per un mozart è forse rumor di cesso…

    Caro lettore assetato, la qualità è spesso esclusiva,e si paga, e il fumetto non paga la qualità ma la palta rivendibile come una tazza ikea doubleface totalmente impersonale ma con un nome estremamente commerciabile.

    Quindi un fumetto buono è raro e brilla di più per legge di contrasto se è in mezzo alla merda. Paga poco chi lo inventa, seppure dura nel tempo con ristampe e ricerche dei fan su ebay a prezzi gigauterinointerinali da vero grassatore belga del partito dei pedofili, però alla fine l’albo paga, e diventa un bijoux, quindi uno ha speso ma ha salvato un’opera,e passa codesta al testimone successivo, magari un figlio: chiamasi educazione.
    Tramandare aiuta e educa, ma dipende cosa si tramanda: in italia abbiamo tex che ha prodotto la serie “b” della narrativa a fumetti e domina da un secolo, in america i classici per cui la gente spende un fottìo di soldi non sono certo perle rare per il contenuto, semmai cagate rivoltanti come il numero uno di batman solo perchè è batman:un fumetto per dementi dell’asilo(e ora giù diarrea sulla mia gobba di cattivo frustrato pedopornomane di notre d’aids contro il mondo rosa e rosso carne bruciata delle bratz bambole sukkiomani).

    Un prodotto ottimo ti marchia a fuoco dentro, e te lo porti appresso per sempre come termine di paragone automatico e non puoi più tornare indietro senza lobotomizzarti,e comunque rimarrai cosciente di ciò che hai visto dal profondo della tua pupilla impressionta a vita.
    Dopo di questo, x sopravvivere, prendi a destra e a manca miriadi di prodotti per ottenere da qui e da la almeno un gusto per volta dei 100mila contenuti in quell’unico e solo prodotto eccezionale, ma non hai più l’insieme armonico di quegli aspetti,
    e la falla dei tuoi desideri non sarà facilmente tappabile con espedienti che riprongono quel sedativo stupendo in chiave remake”.
    Un pò come quando una gigafiga ti molla e rimani come un malato a cuore aperto sul tavolo operatorio.

  25. michele Says:

    vekkia konoscenza?
    Cioè vuoi dire che ci conosciamo e non mi ricordo di te?

    se così, mi rinfreschi la memoria?

  26. grezzodeluxe Says:

    Michele, mi sa che ti ha scambiato per il Del Nobolo! una sua vecchia conoscenza, appunto:)

  27. michele Says:

    ah ok.
    No perché sono rincoglionito, ma non totale … forse

  28. carlo bocchio Says:

    non preoccuparti,il rinkoglionito totale sono io,che scambio vekkie partner per potenziali giovani avventure!

    leroy

  29. grezzodeluxe Says:

    caro Carletto! il buon delnob si firma Maich! te lo dico così la prossima volta che lo vedi puoi cominciare del sagace petting virtuale con lui:)

    a presto ciuccelloni

  30. Subcomandante Dimo. Says:

    mmm…a questo punto direi che questo sito è ufficialmente occupato e autogestito dal frustrated comicdrawers liberation front.
    Io sono il subcomandante e subumanoide Dimos, valuto proposte di candidatura per le cariche rimaste scoperte.

  31. Johnd142 Says:

    Very nice post. I certainly appreciate this website. aegabafddbde

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