
Ho cominciato con l’autoproduzione perchè non si riusciva a pubblicare ciò in cui si credeva; se nessuno mi vuole ci penso da solo.
oggi sono passati circa 13 anni, la scena economica del fumetto è molto cambiata,i numeri delle vendite si sono ridotti e bla bla bla.
Mentre riprendevo i contatti col Santucci, conoscenza di vecchia data (perdonami Giorgio,manco tu sei più un pischello, anche se agogni al 43 di bicipite) ho ripensato a quegli anni e a come si sia evoluta la scena “indipendente” .
Mi sono chiesto se avesse ancora senso parlare di autoproduzione, ma soprattutto se questa abbia mai avuto davvero una importanza ai fini creativi e indipendenti: i concetti alla base del progetto fatto e venduto in proprio.
Si, perchè l’idea alla base di una creatura fatta da sè è che sia talmente iconoclasta da non poter essere accettata e promossa dalle cosidette Major.
Ora, se questo concetto è vero, quante autoproduzioni in questi anni hanno davvero lasciato il segno? e perchè?
la risposta è un quasi silenzioso zero, piuttosto misero a pensarci.
Perchè pochissima roba uscita rispondeva effettivamente a canoni di originalità e qualità allo stesso tempo. Un conto è crearsi la propria fanzine ciclostilata con i disegni fatti nel tempo libero, per il puro gusto di simulare una pubblicazione, e un altro è produrre qualcosa con la consapevolezza di avere per le mani un’ idea nuova.
Oggi il mercato indipendente è quasi morto,le vendite sono ridicole e non giustificherebbero la spesa.
Si,ma perchè? Certo,il mercato bla bla bla, ma anche e soprattutto perchè tutti questi “progetti” non hanno nulla da dire,che non sia ripreso pari pari dal film modaiolo o dal trito e ritrito fantasy fatto di elfi ed elfe scoperecce che vanno in giro con macchine “steampunk” fotocopiate e clonate da un progetto all’altro (un saluto al maestro Myazaki da parte di tutta la combriccola).Inoltre quasi tutti i progetti mirano ad arruffianarsi un tale editore per poter entrare presto li a lavorare, mentre davvero pochi vogliono sentirsi semplicemente liberi di esprimersi senza alcun vincolo.
Mi direte: che male c’è ad autoprodursi qualcosa di ruffiano?
Nessuno, dico io; però ormai è chiaro a tutti che bastano un pò di soldi per autoproduci a prescindere dal merito. non c’è dunque differenza tra un book con i disegni e una autoproduzione, che a quel punto altro non è se un book più costoso.
Manca la ricerca stilistica, il desiderio di esprimere concetti poco utilizzati nel fumetto, il bisogno di mischiare culture diverse e utilizzarle come spunto di partenza per creare qualcosa di veramente personale; la rabbia e la voglia di irrompere su un mercato che si sta atrofizzando per mancanza di creatività.
Il bello del fumetto è che è uno strumento, utilizzando il quale si può esprimere qualsiasi concetto con qualsivoglia tecnica stilistica; ok, forse non lo si può fare nel solito mercato dei grandi, perchè è difficile far passare qualcosa di troppo “strano” alla massa che poca voglia ha di mettersi in discussione.
Però l’ autoproduzione dovrebbe proprio servire a questo: a educare gradualmente i lettori a quelli che sono i nuovi gusti, i nuovi pensieri, dovrebbe aiutare la gente a incuriosirsi e svegliarsi un pochino dal torpore mentale tipico del lettore medio.
Alla luce di tutto questo vi chiedo: ha ancora senso fare autoproduzione? ma soprattutto: qualcuno di voi sente ancora qualcosa di inesplorato da dire che valga la pena comunicare grazie all’ avventura dell’indipendenza? Fatevi vivi!
Per questa volta astenersi comici, ci tengo a sapere che ne pensate voi piccoli bulletti di periferia:)