Archive | February, 2007

GLI AMICI DEI CAMPIONI (c’è luce in fondo al tunnel?)

 

 

 

Non amo i ruffiani. Nel mondo del fumetto ce ne sono troppi. Lo vedi nelle fiere, alle conferenze, nei blog. Tanti si affannano a dare ragione al leader, nessuna intenzione di pensarla diversamente, altrimenti nessuna pacca sulla spalla, premio ambitissimo da chi vuole ricevere dal ”titolare” una personalità in prestito.

Il mio amico Gianni ha coniato un termine perfetto per questo fenomeno: chiama questi disperati “amici dei campioni”.

chi non è dotato di propria personalità si affanna ad affittare quella del vincente, lo fa dandogli ragione a priori, non pensa a cosa possa aver detto perchè non è questo il punto. il punto è sentirsi parte del suo sistema.

 I vantaggi possono essere, nell’ordine:

credere di essere amico del vincente.
ottenere una udienza preferenziale quando si tratterà (casualmente) di proporgli un progetto di collaborazione.

é affascinante notare che, chi decide di intraprendere la missione leccaculistica, spesso ha successo perchè non dobbiamo dimenticare che, il più delle volte, noi autori di fumetti siamo persone inclini all’autismo, perciò gli scambi con l’esterno avvengono prevalentemente a livello virtuale.
Si crea dunque una simbiosi perversa tra l’autore e il fan, entrambi sanno che il gioco è intriso di ipocrisie, ma si fa finta di niente e l’ autostima così guadagnata alla fine prevale, come nelle fiabe.

La domanda agli amici di questo oratorio perverso che è diventato questo blog è: secondo voi il gioco vale la candela?

 

Posted in NewsComments (358)

INDIPENDENCE DAY

 

Ho cominciato con l’autoproduzione perchè non si riusciva a pubblicare ciò in cui si credeva; se nessuno mi vuole ci penso da solo.

oggi sono passati circa 13 anni, la scena economica del fumetto è molto cambiata,i numeri delle vendite si sono ridotti e bla bla bla.
Mentre riprendevo i contatti col Santucci, conoscenza di vecchia data (perdonami Giorgio,manco tu sei più un pischello, anche se agogni al 43 di bicipite) ho ripensato a quegli anni e a come si sia evoluta la scena “indipendente” .
Mi sono chiesto se avesse ancora senso parlare di autoproduzione, ma soprattutto se questa abbia mai avuto davvero una importanza ai fini creativi e indipendenti: i concetti alla base del progetto fatto e venduto in proprio.

Si, perchè l’idea alla base di una creatura fatta da sè è che sia talmente iconoclasta da non poter essere accettata e promossa dalle cosidette Major.
Ora, se questo concetto è vero, quante autoproduzioni in questi anni hanno davvero lasciato il segno? e perchè?
la risposta è un quasi silenzioso zero, piuttosto misero a pensarci.
Perchè pochissima roba uscita rispondeva effettivamente a canoni di originalità e qualità allo stesso tempo. Un conto è crearsi la propria fanzine ciclostilata con i disegni fatti nel tempo libero, per il puro gusto di simulare una pubblicazione, e un altro è produrre qualcosa con la consapevolezza di avere per le mani un’ idea nuova.
Oggi il mercato indipendente è quasi morto,le vendite sono ridicole e non giustificherebbero la spesa.

 Si,ma perchè? Certo,il mercato bla bla bla, ma anche e soprattutto perchè tutti questi “progetti” non hanno nulla da dire,che non sia ripreso pari pari dal film modaiolo  o dal trito e ritrito fantasy fatto di elfi ed elfe scoperecce che vanno in giro con macchine “steampunk” fotocopiate e clonate da un progetto all’altro (un saluto al maestro Myazaki da parte di tutta la combriccola).Inoltre quasi tutti i progetti mirano ad arruffianarsi un tale editore per poter entrare presto li a lavorare, mentre davvero pochi vogliono sentirsi semplicemente liberi di esprimersi senza alcun vincolo.
Mi direte: che male c’è ad autoprodursi qualcosa di ruffiano?
Nessuno, dico io; però ormai è chiaro a tutti  che bastano un pò di soldi per autoproduci a prescindere dal merito. non c’è dunque differenza tra un book con i disegni e una autoproduzione, che a quel punto altro non è se un book più costoso.

Manca la ricerca stilistica, il desiderio di esprimere concetti poco utilizzati nel fumetto, il bisogno di mischiare culture diverse e utilizzarle come spunto di partenza per creare qualcosa di veramente personale; la rabbia e la voglia di irrompere su un mercato che si sta atrofizzando per mancanza di creatività. 
Il bello del fumetto è che è uno strumento, utilizzando il quale si può esprimere qualsiasi concetto con qualsivoglia tecnica stilistica; ok, forse non lo si può fare nel solito mercato dei grandi, perchè è difficile far passare qualcosa di troppo “strano” alla massa che poca voglia ha di mettersi in discussione.
Però l’ autoproduzione dovrebbe proprio servire a questo: a educare gradualmente i lettori a quelli che sono i nuovi gusti, i nuovi pensieri, dovrebbe aiutare la gente a incuriosirsi e svegliarsi un pochino dal torpore mentale tipico del lettore medio.

Alla luce di tutto questo vi chiedo: ha ancora senso fare autoproduzione? ma soprattutto: qualcuno di voi sente ancora qualcosa di inesplorato da dire che valga la pena comunicare grazie all’ avventura dell’indipendenza? Fatevi vivi!

Per questa volta astenersi comici, ci tengo a sapere che ne pensate voi piccoli bulletti di periferia:)

Posted in NewsComments (151)